Accesso civico generalizzato sulle procedure di gara concluse. E' possibile formulare istanza di accesso ex art. 5, comma 2 del D.Lgs. n.33/2013?

Richiesta di accesso civico “generalizzato” ai documenti, dati e informazioni non soggetti ad
obbligo di pubblicazione (ai sensi dell'art. 5, comma 2 e ss. del D.Lgs. n. 33/2013): alcune riflessioni tra Codice degli Appalti, Norme sul procedimento amministrativo e Trasparenza.


La redazione ConoscerelaPA, più volte, ha affrontato il tema dell'accesso civico, ricordando come il D.Lgs. n. 33 del 2013 affianca alla ordinaria richiesta di accesso ai documenti amministrativi, prevista dalla Legge n. 241/90, altre due tipologie di richieste:
1. richiesta di accesso civico;
2. richiesta di accesso civico generalizzato.

La giurisprudenza amministrativa, negli anni, si è soffermata per analizzare i due istituti. A tal proposito, si consiglia la lettura dell'articolo pubblicato dalla redazione di ConoscerelaPa il 10 luglio 2018 e rinvenibile al seguente link: http://web.conoscerelapa.it/blog/anac-e-accesso-civico-generalizzato-e-documentale.

Oggi, affrontiamo il tema della richiesta di accesso civico generalizzato, riportando quanto deliberato dal T.A.R. di Parma, Sez. I, con la sentenza pubblicata in data 18 luglio 2018.

Nella fattispecie posta all'esame del G.A., la ricorrente aveva presentato istanza di accesso civico generalizzato, ex art. 5, comma 2 del D.Lgs. n. 33/2013 riferita ai seguenti dati, documenti e informazioni:
- la documentazione di gara nella sua interezza;
- il contratto stipulato con il Consorzio;
- i documenti attestanti i singoli interventi, i preventivi dettagliati degli stessi, l’accettazione dei
preventivi, i collaudi ed i pagamenti “con la relativa documentazione fiscale dettagliata”.

La Stazione Appaltante interessata negava l'accesso civico generalizzato per i documenti richiesti, adducendo quanto segue: “la richiesta, così come formulata, non si ritiene che rientri nel diritto di accesso civico “generalizzato” ai documenti, dati e informazioni non soggetti ad obbligo di pubblicazione (ai sensi dell’art. 5, comma 2 e ss. del D. Lgs. n. 33/2013)”.

Il T.A.R., nella sentenza in esame, afferma che non è da ritenersi infondata né illegittimamente motivata la tesi esposta dall'amministrazione convenuta nel provvedimento impugnato, secondo cui la richiesta non è stata ritenuta “rientrante nel diritto di accesso generalizzato”, qualora tale formula debba intendersi nel senso che sussiste, nel caso di specie, un caso di esclusione assoluta all'esercizio di tale diritto.

Quali principi ha espresso il giudice amministrativo con la sentenza n. 197/2018?
Il Collegio rileva che si rientra  nella fattispecie disciplinata dall’art. 5, comma 2 del d.lgs. n. 33/2013, secondo cui “allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle
funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al
dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche
amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall'articolo 5-bis”.

Il Collegio osserva che la documentazione richiesta dal ricorrente concerne:
- per una parte, i documenti di una gara di appalto già espletata e dalla quale lo stesso ricorrente è stato escluso;
- per la restante parte, una serie di dati inerenti ad aspetti relativi all’esecuzione del rapporto
contrattuale scaturito da tale gara (rapporto anch’esso allo stato esaurito).
I dati, gli atti e le informazioni richiesti possono pertanto essere totalmente ricompresi nel concetto più generale di “atti delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici” di cui al comma 1, dell’art. 53 del d.lgs. n. 50/2016.

L'art. 53 del Codice degli appalti rinvia alla applicazione della Legge n. 241/90, in materia di accesso agli atti delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici.

"A sua volta, il comma 3 dell’art. 5-bis del d.lgs. n. 33 del 2013 statuisce che “il diritto di cui
all'articolo 5, comma 2, è escluso nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all'articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990”.

"Si tratta dei cosiddetti casi di “esclusione assoluta”, nei quali cioè l’amministrazione che detiene i documenti richiesti non conserva alcuna possibilità di comparazione discrezionale degli interessi coinvolti".

Il Collegio precisa che, da un punto di vista letterale, il comma 3 dell’art. 5-bis del d.lgs. n.
33 del 2013 è cristallino nello stabilire che il diritto di accesso civico generalizzato “è escluso” nei
casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti. Nella fattispecie, il giudice ricorda che lo spirito della legge è quello di sottrarre
una possibilità indiscriminata di accesso alla documentazione di gara e post-gara da parte di soggetti non qualificati, fermo restando che per le procedure di cui al Codice degli Appalti vi è un controllo pubblicistico - anche da parte di Anac - già in fase di acquisizione del CIG.
Non vi è - esplicitamente - alcuna previsione normativa che possa prevedere la possibilità di accedere in maniera generalizzata a tali atti.

Per tali ragioni, il T.A.R. sottolinea che il rinvio operato dall'art. 53 del Codice degli Appalti all' art. 22 e ss. della Legge 241/90 àncora il diritto di accesso agli atti richiesti sul diritto di accesso ordinario, escludendo, in maniera inequivocabile, l'applicazione dell'accesso civico generalizzato di cui al D.Lgs. n. 33/2013.