Il Superamento del precariato e la circolare del Dipartimento della Funzione pubblica: la Corte dei Conti ha ricusato il visto e la conseguente registrazione.

Con la circolare del 23 novembre 2017, n. 3, il Dipartimento della Funzione Pubblica ha fornito gli indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell'esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato.
Con la circolare del 9 gennaio 2018, n. 1, il Dipartimento della Funzione Pubblica è intervenuto, integrando la circolare n. 3/2017, al fine di recepire le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2018.

A seguito di diverse richieste pervenute al Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione, con la Circolare n. 2/2018, il Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione, unitamente al Ministro dell'Economia e delle Finanze, ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle suindicate circolari n. 3/2017 e n. 1/2018.

Nell'adunanza del 7 agosto 2018, la Corte dei Conti, Sezione centrale di controllo di legittimità su atti del Governo e delle amministrazioni dello Stato, si è espressa sulla circolare n. 2/2018, deliberando di:“ricusare il visto e la conseguente registrazione” alla circolare n. 2 dell’8 maggio 2018 del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e del Ministro dell’economia delle finanze concernente “Chiarimenti in merito alle circolari del 23 novembre 2017, n. 3 e del 9 gennaio 2018, n. 1 del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione in materia di superamento del precariato. Riflessi sui fondi destinati alla contrattazione integrativa”.

Cerchiamo di fornire qualche chiarimento.
La circolare n. 2/2018 precisa che l'art. 23 comma 2 del D.Lgs. n. 75/2017, comunemente conosciuto come Decreto "Madia", fissa un tetto di spesa, sulla base delle diverse tipologie di Amministrazioni, limitatamente al regime ordinario delle assunzioni.
Inoltre, la Circolare precisa che "si ritiene che eventuali disposizioni di legge che introducono deroghe al regime ordinario delle assunzioni con contestuale copertura della relativa spesa, anche con riferimento al trattamento economico accessorio, possano derogare anche al predetto limite di spesa. Tra le predette disposizioni si ritene possa essere considerato anche l'art. 20, comma 3 del D.Lgs. n. 75/2017, che consente alle amministrazioni di elevare gli ordinari limiti finanziari per le assunzioni a tempo indeterminato previsti dalle norme vigenti, utilizzando a tal fine le risorse previste per il lavoro flessibile (...)". 

Dove nasce il problema?
In alcuni enti, esistono fondi differenti per il trattamento accessorio:
1) un fondo riservato per le voci accessorie per i precari;
2) un fondo riservato per le voci accessorie per il personale già a tempo indeterminato. Il pagamento per le spettanze dei precari avviene su fondi connessi a progetti appositamente finanziati che non rientrano nel Fondo di Finanziamento ordinario degli Enti stessi, utilizzato, quest'ultimo, per il personale a tempo indeterminato.
Con la circolare n. 2/2018, è precisato che il fondo per il trattamento accessorio per il personale tecnico amministrativo potrà essere incrementato con i fondi utili per i precari e per la futura stabilizzazione, sulla base di determinati limiti imposti. 
Con la deliberazione della Corte dei conti, viene meno la deroga esplicitata nella Circolare n. 2/2018: con la stabilizzazione, le risorse - già esigue - rinvenienti nel F.F.O. per il personale a tempo indeterminato dovranno essere utilizzate per:
1. pagare le voci accessorie del personale a tempo indeterminato;
2. contestualmente, pagare le voci accessorie del personale precario poi stabilizzato.

Attendiamo la pubblicazione della delibera assunta dalla Corte dei Conti per approfondire ulteriormente la questione.

Link utile:

http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/07-08-2018/corte-dei-conti-ricusazione-vist...